Il Gatto selvatico nel Parco dell’Etna (Felis silvestris)

Sapevamo che sull’Etna ci fosse il Gatto selvatico, lo cercavamo da tanto senza esito.  Sapere che i boschi, i sentieri che percorri sono utilizzati anche da animali selvatici così difficili da vedere per la loro natura elusiva è una bella sensazione.  

Incontri spesso una volpe, se si è fortunati una donnola, molto più spesso cani randagi; ma rimane la remota possibilità di incontrare questo stupendo felino. Se succede ti senti un privilegiato.

Se poi lo fotografi…

Di seguito un estratto dell’approfondimento disponibile sul sito del Parco dell’ Etna:

 In Sicilia vive l’unica popolazione mediterranea che non è il risultato
dell’introduzione dell’uomo e, aspetto ancor più importante, in un recente
studio genetico è stato evidenziato che il patrimonio genetico di questa
popolazione insulare è chiaramente divergente rispetto alle popolazioni italiane
continentali, rendendo di fatto questa popolazione una distinta unità di
conservazione. Nondimeno, la condizione di insularità accentua ancor di più la
necessità di conservare questa popolazione in stato ottimale infatti, se si
estinguesse sarebbe persa per sempre.
A dispetto delle criticità evidenziate sopra,
pochi studi scientifici sono stati condotti su questa popolazione i cui
risultati hanno però evidenziato come la popolazione residente nel Parco
dell’Etna sia una fra le più dense (~0.30 gatti per 1 km2).
Il declino delle popolazioni di gatto selvatico è causato principalmente
dall’alterazione e frammentazione degli habitat, principalmente in termini di
esigenze ecologiche e di paesaggio richieste da questa specie. In particolare,
le minacce per la sopravvivenza di questa specie sono dovute all’espansione
della rete stradale all’interno e nelle vicinanze delle aree ad alta naturalità
operata senza le opportune misure di mitigazione per la fauna selvatica.
Inoltre, la presenza umana rende più probabile il rischio di ibridazione e
trasmissione di malattie con il gatto domestico, come anche il disturbo relativo
ad un pascolo eccessivo e alla presenza di cani randagi. Inoltre, la
frammentazione degli habitat rende le popolazioni più piccole e isolate,
favorendo quindi il rischio e l’estensione spaziale per un potenziale contatto
con il gatto domestico, che porta quindi ad una profonda e irreversibile
diluizione del patrimonio genetico.
La raccolta di dati scientifici inerenti l’eco-etologia, la genetica, la
morfologia e distribuzione di questo piccolo felino sono necessari per delineare
una dettagliata visione d’insieme delle esigenze ecologiche di questa peculiare
popolazione con il fine ultimo della sua conservazione a lungo termine. La
nostra proposta progettuale ha lo scopo è di condurre una ricerca scientifica
nel Parco dell’Etna (la cui parte più incontaminata è stata recentemente
inclusa nella lista dei siti patrimonio dell’UNESCO) perché questo ecosistema
gioca un ruolo cruciale per la sopravvivenza del gatto selvatico in Sicilia
poiché:
1) L’Etna rappresenta uno degli habitat idonei per il gatto selvatico più
esteso in Sicilia;
2) L’Etna funge da corridoio ecologico per connettere le popolazioni
orientali con quelle occidentali.
Sulla base di queste premesse, il Parco dell’Etna congiuntamente con il
dipartimento STEBICEF dell’Università di Palermo nella figura del Prof. Mario Lo
Valvo, hanno condotto nel periodo 2015-2016 una ricerca scientifica con lo scopo
di delinerare lo status attuale del gatto selvatico nel Parco dell’Etna con il fine di realizzare:

1) linee guida per il gatto selvatico indirizzate all’amministrazione del
Parco per promuovere la conservazione a lungo termine della locale
popolazione di gatti selvatici;
2) la produzione di un database scientifico basato su dati “robusti” che
sarà utilizzato per i) identificare quali e dove sono le principali
minacce per questa specie ii) pianificare azioni di tutela, conservazione
e divulgazione.
Cinque obiettivi principali sono stati identificati per definire lo status
attuale di questa specie nel Parco dell’Etna:

1. la distribuzione della specie
2. il numero minimo di individui
3. la struttura genetica della popolazione ed eventuale livello di
ibridazione
4. identificazione dei principali fattori di rischio
5. delineare il profilo parassitologico della popolazione
Per la raccolta dei dati sul campo sono stati utilizzati solo metodi non invasivi come il camera-trapping, la raccolta degli escrementi, il monitoraggio
dell’impatto umano (ad esempio, il traffico stradale, la presenza di
insediamenti umani e di gatti randagi, etc.) abbinati all’uso delle tecnologie
GIS per la classificazione dell’habitat (ad esempio, foreste, macchia
mediterranea, campi agricoli, etc.). Il risultato finale di questa ricerca sarà
la produzione di un documento, basato su solide basi scientifiche, in cui
verranno delineate delle proposte, misure e azioni “wildcat friendly” (per
esempio, preservazione e restauro di habitat, mitigazione dell’impatto umano,
etc.) per l’amministrazione del Parco dell’Etna per intraprendere una corretta
gestione e conservazione di questa specie, con il fine ultimo di promuovere la sua sopravvivenza a lungo-termine.